Castrazione chimica
Cosa s’intende per “castrazione chimica”? Si tratta di una combinazione di psicoterapia coatta e cure antiormonali per inibire la libido (in genere chemioterapia e/o trattamento farmacologico an-tiandrogeno). Lo scopo è far sì che il condannato, una volta libero, non ripeta la violenza. L’effetto di tali farmaci può variare da 20 giorni a tre mesi. In numerosi Stati Usa viene utilizzata contro pedofili e stupratori. Per quanto riguarda l’Europa, questo tipo di cura è già in uso dal 1969 in Germania (solo se il soggetto ha superato i 25 anni ed a seguito di una perizia medica), dal 1993 in Svezia (solo con il consenso dell’interessato e se quest’ultimo è suscettibile di divenire recidivo), dal 1973 in Danimarca (dove ha sostituito la castrazione vera e propria, cioè chirurgica: il condannato poteva scegliere tra quella o la prigione) e dal 1997 in Francia. In Norvegia è stata applicata a quattro stupratori consenzienti. Per quanto riguarda l’Italia, l’ipotesi è stata “ufficializzata” a Milano il 7 febbraio 1997: durante il processo a Orlando D., 42enne stupratore recidivo, i periti d’ufficio avevano pro-posto di sottoporlo a cure antiormonali. In Italia vigono garanzie costituzionali sul fatto che “Nes-suno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso vio-lare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” (Costituzione, art.32, 2° comma), ma la realtà, nei fatti, è un’altra e già si pratica, di na-scosto, da anni (assieme ai legali: “accanimento terapeutico” e “Trattamenti Sanitari Obbligatori”). La castrazione chimica, effettuata attraverso la somministrazione di particolari farmaci (principio attivo LHRH), comporta effetti collaterali (sulle facoltà cognitive e sulla insorgenza dell’osteopo-rosi). Il presidente della Societa’ italiana di urologia Vittorio Bono ha precisato come questi farmaci vengano utilizzati solo in casi specifici e per la cura di precise forme tumorali. ‘’Si tratta di farmaci che possono essere somministrati periodicamente, avendo un cosiddetto effetto deposito, cioè quello di inibire la secrezione degli ormoni maschili. Dato che la libido è il frutto della circolazione di tali ormoni nel sangue, la somministrazione di questi farmaci determina una diminuzione della libido e, quindi, dell’aggressività. Attualmente questi farma-ci vengono utilizzati, ad esempio, nel trattamento di tumori alla prostata”. Attendendo cosa non farà il Parlamento, rileggendo Giosuè Carducci: “Da le porte le donne e dai veroni, pallide, scarmiglia-te, con le braccia tese e gli occhi sbarrati al par-lamento, urlavano ...” terapia farmacologica!
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